+ Augusta Taurinorum MMVI

La linea 1 della nuova metropolitana è l'inizio di un nuovo tipo di mobilità alternativa all'utilizzo dell'automobile che attualmente è il principale mezzo di trasporto cittadino, oltre ad essere quello più inquinante. Autore: Fabio Sirna.

Piazza Valdo Fusi è uno dei più discussi vuoti urbani della città divenuto una sorta di trompe-l'oeil per mascherare il parcheggio sotterraneo. Durante i Giochi ha ospitato la sede della delegazione canadese che nel 2010 ospiterà i prossimi Giochi olimpici invernali. Autore: Fabio Sirna.

Giardini Cavour. Autore: Fabio Sirna.

Il logotipo di Torino 2006 sul vetro della zona panchina dei giocatori di Sledge Hockey. L'immagine di una Torino trasformata è stata veicolata anche attraverso un nuovo carattere tipografico. Autore: Fabio Sirna.

Castello del Valentino, sede della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Durante i Giochi è stata la sede di Casa Italia. Autore: Fabio Sirna.

Castello del Valentino, Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, Casa Italia. Autore: Fabio Sirna.

Particolare del nuovo stadio Comunale del Ghiaccio, Corso Tazzoli. Autore: Fabio Sirna.

Il palasport olimpico: progettata da un gruppo di architetti guidati dal giapponese Arata Isozaki, la struttura ha ospitato le gare di hockey su ghiaccio. Costruito su cinque livelli può contenere quasi 8500 spettatori. Dopo le Olimpiadi diventerà una struttura polivalente. Autore: Fabio Sirna.

Un figurante all'esterno del nuovo Stadio Olimpico, la cui ristrutturazione è stata affidata all'architetto Isozaki dove si sono tenute le cerimonie di apertura e chiusura dei giochi olimpici e paralimpici. Ribattezzato per l'occasione Stadio Olimpico, dopo i Giochi sarà dedicato al Grande Torino. Autore: Fabio Sirna.

Figuranti all'inaugurazione dei giochi Paralimpici Invernali. Autore: Fabio Sirna.

L'interno dello Stadio Olimpico, durante l'inaugurazione dei Giochi Paralimpici. Sullo sfondo, il braciere olimpico. Autore: Fabio Sirna.

Una partita di Sledge Hockey. Autore: Fabio Sirna.

Il cantiere del Lingotto vive (ancora) qui. Sono molti i cantieri che non sono stati terminati in tempo per i Giochi creando disagi ai torinesi. Autore: Fabio Sirna.

Uscita della stazione della metropolitana di Torino. Autore: Fabio Sirna.

Torino è una città che sta attraversando un particolare momento storico, che si è affacciata sul palcoscenico olimpico alla ricerca di una nuova identità e di nuove prospettive economiche e sociali.

Negli ultimi duecento anni l’identità di Torino ha attraversato almeno due momenti fondanti. Il momento della città capitale, reale e militare, sfociato in una lunga crisi dopo il trasferimento del governo italiano prima a Firenze e poi a Roma. Il momento della città industriale, operaia e tecnologica, terminato nella lunga crisi del settore automobilistico, che dalla fine degli anni ’70 ha visto diminuire gli occupati e il ruolo dell’indotto.

Le crisi hanno lasciato molti vuoti, materiali e culturali. Dopo aver superato il milione di abitanti, Torino fatica oggi a raggiungerne novecentomila.

Con la diminuzione degli occupati e il trasferimento di molte aziende nei comuni della cintura, la città si è trovata con dei vuoti urbani: opifici abbandonati, magazzini dismessi, capannoni industriali chiusi, ai quali si è aggiunto lo spazio generato dall’interramento della rete ferroviaria.

Ma il vuoto più grande è forse stato di tipo culturale, un vuoto di senso, di ruolo, che in qualche modo è stato anche percepito come vuoto di progetti, e di prospettive, per il futuro.

L’evento olimpico ha rappresentato anche, simbolicamente, il risultato dello sforzo di immaginare e costruire un nuovo momento fondante per la città.

E i cantieri, mentre riempiono i vuoti urbani, riempiono anche l’immaginario collettivo, tentando di costruire, materialmente e culturalmente, le nuove prospettive (anche architettoniche) della città.

Prospettive basate sul recupero di alcuni elementi di forza del passato, come la produzione cinematografica e sulla valorizzazione turistica delle ricchezze culturali ed enogastronomiche.

Le fotografie ci aiutano a capire come la forza dell’immagine sia fondamentale anche per legittimare il nuovo senso del luogo: le gru e i cantieri – nell’estate 2005 ne erano aperti oltre mille contemporaneamente – come strumenti di rimozione della memoria storica operaia e industriale, come scenografie delle trasformazioni, fondali attraverso i quali la città mette in scena il proprio rinnovamento.

Informazioni utili

Il progetto fotografico è disponibile per mostre o pubblicazioni. Dispongo di un archivio fotografico sulla città di Torino ben fornito, sia digitale che analogico (6x6 e 35mm). Contattami per informazioni e disponibilità.

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