













Torino è una città che sta attraversando un particolare momento storico, che si è affacciata sul palcoscenico olimpico alla ricerca di una nuova identità e di nuove prospettive economiche e sociali.
Negli ultimi duecento anni l’identità di Torino ha attraversato almeno due momenti fondanti. Il momento della città capitale, reale e militare, sfociato in una lunga crisi dopo il trasferimento del governo italiano prima a Firenze e poi a Roma. Il momento della città industriale, operaia e tecnologica, terminato nella lunga crisi del settore automobilistico, che dalla fine degli anni ’70 ha visto diminuire gli occupati e il ruolo dell’indotto.
Le crisi hanno lasciato molti vuoti, materiali e culturali. Dopo aver superato il milione di abitanti, Torino fatica oggi a raggiungerne novecentomila.
Con la diminuzione degli occupati e il trasferimento di molte aziende nei comuni della cintura, la città si è trovata con dei vuoti urbani: opifici abbandonati, magazzini dismessi, capannoni industriali chiusi, ai quali si è aggiunto lo spazio generato dall’interramento della rete ferroviaria.
Ma il vuoto più grande è forse stato di tipo culturale, un vuoto di senso, di ruolo, che in qualche modo è stato anche percepito come vuoto di progetti, e di prospettive, per il futuro.
L’evento olimpico ha rappresentato anche, simbolicamente, il risultato dello sforzo di immaginare e costruire un nuovo momento fondante per la città.
E i cantieri, mentre riempiono i vuoti urbani, riempiono anche l’immaginario collettivo, tentando di costruire, materialmente e culturalmente, le nuove prospettive (anche architettoniche) della città.
Prospettive basate sul recupero di alcuni elementi di forza del passato, come la produzione cinematografica e sulla valorizzazione turistica delle ricchezze culturali ed enogastronomiche.
Le fotografie ci aiutano a capire come la forza dell’immagine sia fondamentale anche per legittimare il nuovo senso del luogo: le gru e i cantieri – nell’estate 2005 ne erano aperti oltre mille contemporaneamente – come strumenti di rimozione della memoria storica operaia e industriale, come scenografie delle trasformazioni, fondali attraverso i quali la città mette in scena il proprio rinnovamento.
Il progetto fotografico è disponibile per mostre o pubblicazioni. Dispongo di un archivio fotografico sulla città di Torino ben fornito, sia digitale che analogico (6x6 e 35mm). Contattami per informazioni e disponibilità.